Domo

Ti ricordi com’era? Ti ricordi i suoni, i profumi? No, io lo so. Lo so che ti sei dimenticata tutto da un pezzo. Io, invece, mi ricordo ogni cosa.
Potrei dirti, per esempio, della piazza e dei sampietrini irregolari tra i quali crescono sparuti ciuffi d’erba, e di quelle vecchie buche che conosco una ad una perché quando pioveva diventavano pozzanghere e noi ci danzavamo intorno, leggere, incerte, come danza intorno alla felicità un amore di fine estate.
Potrei dirti la facciata di una vecchia casa in sassi, dove ancora spicca il rosso antico della cassetta delle lettere nella quale, almeno trent’anni fa, devo aver infilato qualche busta bianca, diretta chissà a chi.
E del vicoletto di terra battuta dove tra le ortiche, la polvere e i cocci razzolavano le galline. Pareva un sentiero segreto che poteva portarti lontano, fino alla fine del mondo. Invece, poi, siamo rimaste sempre qui.
Potrei dirti ancora l’odore della sera a fine agosto, di minestra e legna arsa nei caminetti. E della vecchia scuola e del campo da bocce. E delle bocce. Rosse e verdi. Di pietra. Potrei dirti come planavano gentilmente sulla sabbia, con un tonfo morbido. Il boccino, quello non me lo ricordo. Mi ricordo invece i cappelli dei vecchi. Che poi magari tanto vecchi non erano, ma lo sembravano. E bestemmiavano con l’energia dei vecchi. E potrei dirti come rotolavano i numeri e come alte suonavano le loro voci quando giocavano a morra, facendo roteare i pugni nell’aria e poi chinandosi, con un braccio piegato dietro la schiena. Giocavano sullo spiazzo davanti a quell’orto dove crescevano le lacrime di Giobbe, che quando le strizzavi ne usciva una pasta bianca e granulosa. Giobbe, sai, era un uomo giusto che amava Dio e lo onorava ogni giorno. E Dio volle mettere alla prova la sua fede e fece crollare la sua casa e morire i suoi figli. E lui sopportò tutto, senza mai vacillare nella sua fede. E alla fine Dio gli restituì ciò che gli aveva tolto.
Ora molte case sono crollate, molti figli hanno perduto le loro vite. E le lacrime di Giobbe sono ancora lì, nell’orto, dove nessuno le coglie più. Oggi non ricordi. Ma forse un giorno ti tornerà la memoria e torneranno i profumi e i suoni e racconterai tutto questo ai tuoi figli, ai tuoi nipoti. Perché forse un giorno gioverà ricordare tutto questo.

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