Non credere di essere quello che t’hanno insegnato a credere. Non sei quello che c’è scritto su quel biglietto da visita o sul cartellino che ti hanno appuntato sulla divisa. Non sei la casa che abiti, il vestito che indossi, l’auto che guidi, le cose che possiedi, i beni per i quali ti danni l’anima. Quello che sei, alla fine dei conti, è l’asfalto della strada che percorri, il vento caldo che ti sferza la faccia e tutti i tramonti di cui ti riempi gli occhi. Sei la musica che ti risuona in testa la notte quando sei sbronzo, sei la tempesta nella quale danzi, sei tutti i sogni che al mattino dimentichi e quelli a cui non rinuncerai mai, sei le promesse che non hai mantenuto e le ferite che ti hanno inflitto, i letti luridi nei quali hai dormito e quel pane rubato che ti è andato di traverso. Sei tutti gli insulti che ti sei ricacciato in gola e i pugni chiusi stretti in tasca per non colpire. Sei le stupide parole che non hai mai avuto il coraggio di dirle e quello sguardo che ti è entrato dentro una volta e per sempre, come un coltello nel burro. Sei la spazzatura che ritroverai alla fine sotto il tappeto, mettendo in ordine, e quel cpoco che potrai dire di aver capito della vita una volta che tutte le luci saranno spente.

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