V-logger

La mia vagina. Dice che devo parlare della mia vagina, se voglio diventare una blogger di successo.
‘Non devi essere troppo esplicita, dice. Solo un po’ ammiccante. Sai, quel detto-non detto che basta a far arrapare gli uomini e a far sì che le donne possano identificarsi’.
‘Ma io non voglio parlare della mia vagina – le dico mentre finisco la mia insalata – Il mondo è già pieno di vagine parlanti. Io voglio raccontare storie’.
‘Va bene, dice lei, racconta storie. Ma mettici almeno l’odore’.
‘Che odore?’
‘L’odore di vagina! Guarda, guarda questa!’ e mi mostra una pagina di successo con un titolo allusivo, una foto di profilo sorniona, in cui si alternano post sul sesso, le tisane dimagranti, il sesso, il tradimento, i cibi fritti, il sesso, le tisane detox, ricette per farsi il sushi in cinque minuti e video di yoga.
‘Ma dai, non è che posso mettermi a scrivere per le liceali…’
‘Ma guarda che questa è una tua coetanea. O quasi. E guarda quanti la leggono! Comunque tu scrivi di vagine della tua età! Scrivi le memorie di una milf’.
‘Le memorie? E che cazzo, mica sono una vecchia cariatide che devo scrivere le memorie. E poi memorie di che? Io a stento mi ricordo che ho mangiato ieri a cena’.
‘Ma lo vedi come sei? Non vuoi proprio capire allora. Non vuoi proprio crescere.
Ricorda che ogni donna è seduta sulla sua fortuna, e ogni autrice è seduta sulla sua fortuna letteraria. Ci avevi pensato?’
‘Ma no – dico – non fa per me’.
‘Certo che sei proprio una borghese repressa, dice lei’.
‘Ma che c’entra adesso la borghesia? Mica Rosa Luxemburg c’aveva un blog erotico!’
‘E allora sai che c’è, se non lo capisci te lo meriti proprio il fallimento. Torna a scrivere il tuo diario e leggiti da sola, che io con i tuoi raccontini, scusa se te lo dico, ma mi faccio due palle così! E adesso scappo che ho la lezione di spinning’.
Apre il portafogli, butta i soldi del pranzo sul tavolo, prende la sacca della palestra e se ne va, indispettita.
La guardo allontanarsi mentre finisco il mio caffè, che intanto è diventato freddo. Fisso meditabonda la tazzina vuota.
”Beh, che fai? Ci pensi?’
‘Io…no, ma figurati’
‘No, io ti conosco, quando fai così vuol dire che ci stai pensando. Levatelo dalla testa, bella mia. Io proprio no. Non sono una di quelle vagine monologanti, sproloquianti, da spettacolo teatrale. Non sono una V-logger. Non voglio andare in scena, non voglio scrivere e non voglio che si scriva di me. Chiaro?’
‘Ma si, dai. L’ho detto anche a lei che non siamo…che non sono quel tipo. Hai sentito, no?’
‘Ho sentito quello che hai detto, certo, ma quello che sento quaggiù non mi piace. L’idea ti intriga ma fattela passare. Tu fai il tuo lavoro, io faccio il mio, che sai bene quale è. Non altro, chiaro?’
Pago il conto, mi alzo e mi dirigo verso casa. Pensando e ripensando. Che magari la convinco. Giusto un assaggio…cosa ci costa?

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