Ab origine

‘Cazzo, che fila!’ Mi mordo subito le labbra fulminata dallo sguardo torvo del custode. ‘Ma che danno, qui, gli iPhone gratis?’ scherzo, tanto per stemperare. Qui il turpiloquio non è tollerato. Quello, un energumeno palestrato coi riccioli biondi, un corpetto azzurro e dei ridicoli calzari verdi, scuote la testa e si volta dall’altra parte.
‘Mbe’ che t’aspettavi? – mi fa un tipo dall’aria trasandata in fondo alla fila – Qui c’è gente che è venuta alle cinque, stamattina. Tu ti presenti adesso…’
‘È che non m’e’ suonata la sveglia. Proprio stamattina, capito? Comunque lei è l’ultimo?’ chiedo.
‘Embe’? Gli ultimi saranno i primi – ride quello – E c’è da prendere il numeretto’. Vedo il totem in un angolo della sala, con tanti pulsanti luminosi. Su uno c’è scritto ‘qualità’. Lo premo. 120 anime davanti, solo tre sportelli aperti. E quando affittiamo? In coda si socializza. Ci sono reduci da ore di attesa per l’assegnazione delle località. ‘A te dove t’hanno mandata? – Mi chiede una tizia coi capelli verdastri e il piercing che ciancica una gomma.
‘Roma’, rispondo.
‘Pure a me! Beh, è mejo se s’abituamo alle file, dice che giù è un casino. Io ho chiesto un posto in centro ma nun c’era posto. Me mandano a Laurentino, ai Ponti. A me me va bene uguale, almeno è ‘na città, c’è vita. Comunque mo tocca a me, te saluto, po’ esse che se beccamo giù’.
Già, perché insieme alla zona ti assegnano pure l’eloquio confacente. A me, comunque, hanno dato Monteverde. Vecchio. Una coppia di giovani insegnanti precari di buona famiglia, con casa di proprietà.
Intanto le ore passano. Ma qui il tempo è un concetto relativo. Per noi il cronometro non è ancora partito. Siamo appena ai nastri di partenza.
Man mano che si avvicina il mio turno tengo d’occhio il display sempre più nervosamente e vedo che i numeri scendono in fretta.
Fede 167. Carità 115. Generosità 350. Fortezza 15. Bellezza 7. Intelligenza 22. Coraggio 2. Altro 30.
Davanti a me c’è un tipo tracagnotto, le gambe storte e i capelli radi nero petrolio.
‘L’ambizione. – dice all’impiegato una volta arrivato il suo turno – Voglio l’ambizione, la perseveranza e le certezze’.
‘L’ambizione è incompatibile col seguire Gesù – risponde la voce dietro lo sportello – Non ha sentito quello che ha detto il Santo Padre? Onori, successo, fama e trionfi terreni non c’entrano niente con la logica di Gesù Cristo crocifisso’.
‘Ma io sarò servo di Gesù Cristo – fa quello – e mi ispirerò a lui in ogni mio gesto e in ogni azione. Sarò un grande politico, la virtù cristiana ispirerà il mio operato e al momento della carità e del voto non dimenticherò mai Santa Romana Chiesa’.
L’angelo dietro il vetro tira fuori un modulo e glielo passa. ‘Va bene. Questo è da compilare coi suoi dati – dice – e nella seconda pagina c’è l’autocertificazione per le virtù speciali. Qui barri semplicemente la casella ‘altro’. E una firma qui sotto, dove c’è scritto 8×1000 alla Chiesa Cattolica. Grazie. Buona fortuna. Il prossimo!’.
Quando arriva il mio turno l’angelo nemmeno mi guarda. Si gratta sotto l’ascella piumata, si sistema l’aureola e mi passa un modulo. Prendo la penna legata alla catenella e comincio a riempire gli spazi con i miei futuri dati anagrafici, ma quando arrivo alla sezione ‘Qualità’ ecco che la creatura angelica, con l’aria stracca da fine turno, borbotta nell’interfono: ‘no, guardi, non tenga conto di quello che ha visto sul display. S’e’ bloccato mezz’ora fa. Ogni tanto succede’
‘Ah, mi pareva…’
‘Glielo dico io quello che è rimasto…’ mi fa con lo sguardo fisso allo schermo del suo computer, mentre digita pigramente e si sistema ancora l’aureola che gli continua a scivolare di lato. ‘Allora abbiamo…Fede… Carità… Generosità. Intelligenza..’
‘Ok – dico – prendo l’intelligenza!’
‘Eh, un attimo. Si fa presto a dire! Quella logico-matematica è finita. Anche quella spaziale, interpersonale e teoretica…’
‘Senta – lo interrompo – facciamo prima se mi dice cosa è rimasto’.
‘Quella linguistica, ma fa parte di uno stock vecchio e non è in garanzia’
‘Beh, dico, tanto è gratis. La prendo. Me ne restano altre due, giusto?’
‘Giusto. Gliel’ho detto. C’è la fede, la carità, la generosità…’
‘Scusi, la differenza esatta tra carità e generosità?’
‘Ma che ne so io? Guardi su Wikipedia’.
‘Boh. La generosità, magari. E poi…Ma non c’è altro? Solo le virtù teologali sono rimaste?’
‘Che ci vuole fare – dice l’angelo – quelle è da un pezzo non le vuole più nessuno’.
‘Magari prendo la speranza’
‘E che le ho detto per caso che c’è speranza? Quella stamattina alle nove e mezza era già finita’.
‘Senta, detto tra noi le virtù teologali non fanno troppo gola neanche a me. Che mi dice dell’ambizione?’
‘No. È finita’
‘Ma quel signore prima di me…’
‘Appunto, era l’ultima’
‘E la perseveranza?’
‘Finita anche quella’
‘Ma non è possibile’ comincio a spazientirmi.
‘Adesso non mi dica che s’e preso tutto quello li? E la certezza?’
‘E io che lingua parlo? Cosa è che non le è chiaro? Fede, carità. Si accontenti di una di queste belle virtù, compili il suo modulo e si tolga dai piedi che sono le quattro e cinquanta e io tra dieci minuti esatti chiudo tutto!’
‘E quelli che stanno in coda?’
‘Quelli tornano domani, e pure lei se non si da una mossa con questo modulo’
‘Ma io non posso, domani m’incarno’
‘È un problema suo, poteva venire prima’.
‘Ma che modo è? Ma che servizio è mai questo? Voi siete stipendiati per servire le anime, non per rispondere in questo modo alla gente. Io ho fatto quattro ore di fila, scusi. Voglio parlare col direttore!’
‘Si, beata…non è manco nata ancora e vuole parlare col direttore. Mi faccia il piacere…’
‘Me lo faccia lei, il piacere – grido oramai fuori di me – io ho diritto alle mie tre qualità e non me ne vado di qui finché non me le date tutte e tre! E non la voglio la fede. E nemmeno la vostra carità pelosa. Voglio una qualità utile nella vita. Voglio la forza, la bellezza, voglio la tenacia!’ ma mentre cerco di farmi sentire, con la coda dell’occhio vedo l’usciere che si avvicina minaccioso. L’angelo gli fa un cenno e quello mi afferra per le spalle. È un marcantonio alto due metri con un’apertura alare che fa paura, sarà almeno il doppio di quella del tipo allo sportello. Il gonnellino e i calzari lo ingentiliscono, ma la presa è salda come quella di un maniscalco. Mi prende e mi trascina verso l’uscita sotto lo sguardo carico di riprovazione delle anime che aspettano in fila, nervose, sapendo che restano pochi minuti per poter agguantare le loro virtù, le più sfigate oramai di tutto il repertorio. Oppure se ne dovranno andare a mani vuote e tornare l’indomani, quando sarà rimasta giusto la carità.
‘Signor angelo custode, senta…’
‘Ma che angelo custode. Arcangelo, sono’ fa quello.
‘Mi scusi, è che io…coi gradi…non è che ne capisca molto. Comunque la prego, io domani mi devo incarnare. Per me è l’ultimo giorno. Io nasco alle 5.30 domani mattina, capisce, non posso tornare qui e non posso scendere in terra sprovvista di qualità, non è giusto! Glielo spieghi lei al collega dello sportello’.
‘Non è mio collega. Io sono un Arcangelo, gliel’ho detto. E adesso sia così gentile da andarsene’
Mi allontano stringendo i pugni, mentre mi scendono lacrime di rabbia. Mi volto a guardare l’ufficio che chiude e la folla che si riversa per strada esausta e delusa. Tutti quelli che non ce l’hanno fatta. E molti di loro, come me, dovranno affrontare il viaggio senza essere minimamente equipaggiati. Faccio per andarmene quando uno straccione buttato per terra, avvolto in un groviglio di cenci al margine della strada mi chiama. Mi chiede se ho qualche spicciolo. Già che ho chiesto la generosità provo a vedere se per caso me l’hanno attivata. Esito. Mi dico: ma questo sta meglio di me, sai quanti soldi ha racimolato stando qui da stamattina? E senza muovere un muscolo! E io dovrò sbattermi dalla mattina alla sera per sopravvivere! E poi si sa che pure qui, tra cherubini e serafini c’è un bel racket e a questo poveraccio non gliene viene nulla. Poi mi scatta una molla, mi metto le mani in tasca e gli do tutto quello che ho. Tanto domani me ne vado da questo limbo di merda e la moneta di qua certo non mi serve più e oh cazzo, stai a vedere che ha funzionato! Me l’hanno attivata, si vede, la generosità. Almeno quella. Mi chiedo se alla fine andare in terra solo con un briciolo d’intelligenza è un po’ d’empatia non sia il modo migliore per finire fottuti dalla vita.
Appena mi volto per allontanarmi il barbone mi chiama indietro. Mette una mano dentro il suo zainetto lurido, estrae un cartoccio unto e me lo tende. ‘Prendi questo, dice, ti servirà più di tutto il resto. Qui lo danno con molta parsimonia, ma io ho un amico nella prima gerarchia, un cherubino…che mi rimedia tutto quello che mi serve. Tanto io sto qui. Sono diventato vecchio senza mai nascere. Non devo andare da nessuna parte, io. Ma a te potrà servire, specialmente quando le cose andranno meno bene. Mangialo tutto, mi raccomando. Sarà per te la virtù più importante’.
‘Grazie’, dico commossa. Me ne vado e al primo angolo mi fermo e srotolo il cartoccio. C’è dentro una specie di carne dal colore cianotico che sembra porchetta andata a male. E che me ne farò mai? Vinco lo schifo e l’addento. Non ho mai mangiato merda ma suppongo che, una volta aromatizzata al finocchietto selvatico, il sapore somigli a questo. E man mano che mangio mi tornano in mente le anime che ho visto e le cose che ho sentito, e comincio a immaginare quello che ancora devo vedere e sentire. E sorrido. E poi il sorriso si allarga e diventa una risata. Una risata prima sommessa, poi irrefrenabile, gioiosa, beffarda, divertita, una risata che non si ferma più. E mi sembra di sentirla risuonare per tutto l’universo. E all’improvviso non ho più paura di affrontare il viaggio. All’improvviso non ho più nessuna paura.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: